L IMMACOLATO CONCEPIMENTO DI MARIA
Passi dal Libro "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volonta"
1° Giorno
L'anima alla sua Immacolata Regina:
Eccomi, oh Mamma dolcissima, prostrata innanzi a te; oggi è il primo giorno del mese di
Maggio, sacro a te, in cui tutti i tuoi figli vogliono offrirti i loro fiorellini per
attestarti il loro amore e per impegnare il tuo amore ad amarli, ed io ti veggo come
scendere dalla Patria celeste corteggiata da schiere angeliche, per ricevere le belle
rose, le umili viole, i casti gigli dei figli tuoi, e ricambiarli coi tuoi sorrisi
d'amore, con le tue grazie e benedizioni, e stringendoti al seno materno i doni dei figli
tuoi, te li porti al cielo, per riservarli come caparra e corona nel punto della loro
morte.
Mamma celeste, in mezzo a tanti, io, che sono la più piccola, la più bisognosa dei figli tuoi, voglio venire fin nel tuo grembo materno, per portarti, non fiori e rose, ma un sole ogni giorno. Ma la mamma deve aiutare la figlia, dandomi le tue lezioni di cielo, per insegnarmi come formare questi soli divini, per darti l'omaggio più bello e l'amore più puro. Mamma cara, tu l'hai capito, che cosa vuole la figlia tua: voglio essere insegnata da te a vivere di Volontà Divina, ed io, trasformando i miei atti e tutta me stessa nella Divina Volontà, a seconda dei tuoi insegnamenti, ogni giorno ti porterò nel tuo grembo materno tutti i miei atti cambiati in soli.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia benedetta: la tua preghiera ha ferito il mio materno cuore, e tirandomi dal cielo
sono già vicina alla figlia mia, per darle le mie lezioni tutte di cielo.
Guardami, figlia cara; migliaia di angeli mi circondano e riverenti stanno tutti in aspettativa, per sentirmi parlare di quel Fiat divino, di cui posseggo più di tutti la sorgente, e conosco i suoi mirabili segreti, le sue gioie infinite, la sua felicità indescrivibile ed il suo valore incalcolabile. E sentirmi chiamare dalla figlia mia perché vuole le mie lezioni sulla Divina Volontà, è per me la festa più grande, la gioia più pura; e se tu ascolterai le mie lezioni, io mi chiamerò fortunata di essere la mamma tua. Oh, come sospiro di avere una figlia che voglia vivere tutta di Volontà Divina! Dimmi, o figlia, mi contenterai? Mi darai il tuo cuore, la tua volontà, tutta te stessa nelle mie mani materne, affinché ti prepari, ti disponga, ti fortifichi, ti svuoti di tutto, in modo che possa riempirti tutta di luce di Divina Volontà e formare in te la sua vita divina? Perciò poggia il tuo capo sul cuore della tua Mamma celeste, e sii attenta ad ascoltarmi, affinché le mie sublimi lezioni ti facciano decidere a non fare mai la tua volontà, ma sempre Quella di Dio.
Figlia mia, ascoltami: è il mio cuore materno che ti ama tanto e che vuol versarsi sopra di te. Sappi che ti ho qui, scritta nel mio cuore, e ti amo da vera figlia; ma vi sento un dolore, perché non ti vedo simile alla tua Mamma. Ma sai chi ci rende dissimili? Ahi, è la tua volontà, che ti toglie la freschezza della grazia, la bellezza che innamora il tuo Creatore, la fortezza che tutto vince e sopporta, l'amore che tutto consuma. Insomma, non è quella Volontà che anima la tua Mamma celeste.
Tu devi sapere che conobbi la mia volontà umana solo per tenerla sacrificata in omaggio al mio Creatore; la mia vita fu tutta di Volontà Divina. Dal primo istante del mio Concepimento fui plasmata, riscaldata e messa nella sua luce, la quale purificò con la sua potenza il mio germe umano, (in modo) che restai concepita senza macchia originale. Perciò, se il mio Concepimento fu senza macchia e così glorioso da formare l'onore della Famiglia divina, fu solo (perché) il Fiat onnipotente si riversò sul mio germe, e pura e santa restai concepita. Sicché, se il Volere Divino non si fosse riversato sopra del mio germe, più che una tenera madre, per impedire gli effetti del peccato originale, avrei incontrato la triste sorte delle altre creature, di essere concepita col peccato originale. Perciò, la causa primaria fu, tutta, la Divina Volontà; ad Essa sia onore, la gloria, il ringraziamento d'essere stata concepita senza macchia d'origine.
Ora, figlia del mio cuore, ascolta la Mamma tua: metti da banda la tua volontà umana; contentati di morire anziché (di) concederle un atto di vita. La tua Mamma celeste si sarebbe contentata di morire le mille e mille volte, anziché fare un atto solo di mia volontà.Non vuoi tu dunque imitarmi? Ah, se tu la terrai sacrificata ad onore del tuo Creatore, Volere Divino farà il primo passo nell'anima tua, e ti sentirai plasmata di un'aura celeste, purificata e riscaldata, in modo da sentirti annientare i germi delle tue passioni, e ti sentirai messa nei primi passi del Regno della Divina Volontà. Perciò sii attenta; se tu mi sarai fedele ad ascoltarmi, io ti guiderò, ti porterò (per) mano nelle vie interminabili del Fiat divino; ti terrò difesa sotto il mio manto azzurro, e sarai il mio onore, la mia gloria, (e) la mia e tua vittoria.
L'anima:
Vergine Immacolata, prendimi sulle tue ginocchia materne e fammi da mamma; con le tue
sante mani impossessati della mia volontà, purificala, plasmala, riscaldala col tocco
delle tue dita materne; insegnami a vivere unicamente di Volontà Divina.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, fin dal mattino ed in tutte le tue azioni, mi darai la tua volontà
nelle mie mani, dicendomi: Mamma mia, offri tu stessa il sacrifizio della mia volontà al
mio Creatore.
Giaculatoria:
Mamma mia, chiudi la Divina Volontà nell'anima mia, affinché prenda il suo primo posto e
ve formi il suo trono e la sua dimora.
2o Giorno
L'anima:
Eccomi di nuovo sulle tue ginocchia materne, per ascoltare le tue lezioni. Mamma celeste,
alla tua potenza si affida questa tua povera figlia. Son troppo povera, lo conosco; ma so
che tu mi ami da mamma, e ciò a mi basta per slanciarmi nelle tue braccia, affinché tu
abbia compassione di me; ed aprendomi le orecchie del cuore mi farai sentire la tua voce
dolcissima, per darmi le tue sublimi lezioni. Tu, Mamma santa, purificherai il mio cuore
col tocco delle tue dita materne, affinché racchiuda in esso la celeste rugiada dei tuoi
celesti insegnamenti.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia mia, ascoltami; se tu sapessi quanto ti amo, ti fideresti più della Mamma tua e
non ti faresti sfuggire neppure una sola mia parola. Tu devi sapere che non solo ti ho
scritta nel mio cuore, ma dentro di questo cuore ci ho una fibra materna, che mi fa amare
più che madre la figlia mia. Perciò voglio farti sentire il grande prodigio che operò
il Fiat supremo in me, affinché tu, imitandomi, possa darmi il grande onore di essere mia
figlia regina. Come lo sospiro in mio cuore, affogato d'amore, di avere intorno a me la
schiera nobile delle piccole regine.
Dunque, ascoltami, figlia mia diletta.
Non appena il Fiat divino si riversò sul mio germe umano per impedire i tristi effetti della colpa, la Divinità sorrise, (e) si mise in festa nel vedere nel mio germe quel germe umano puro e santo, come uscì dalle loro mani creatrici nella creazione dell'uomo. E il Fiat divino fece il secondo passo in me, col portare questo mio germe umano, da Esso purificato e santificato, innanzi alla Divinità, affinché si riversasse a torrenti sopra la mia piccolezza in atto di essere concepita. E la Divinità, scorgendo in me bella e pura la sua opera creatrice, sorrise di compiacimento; e volendomi festeggiare, il Padre celeste versò su di me mari di potenza, il Figlio mari di sapienza, lo Spirito Santo mari d'amore. Sicché io restai concepita nella luce interminabile della Divina Volontà; ed in mezzo a questi mari divini che la mia piccolezza non poteva contenere, formavo onde altissime per rimandarle come omaggi di amore e gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo. E la Divinità era tutt'occhi su di me, e per non farsi vincere da me in amore, sorridendomi e vezzeggiandomi mi mandava altri mari, i quali mi abbellivano tanto che, come fu formata la mia piccola umanità, acquistai la virtù rapitrice di rapire il mio Creatore; e si faceva veramente rapire, tanto che tra me e Dio fu sempre festa; nulla ci negammo a vicenda. Io non gli negai mai nulla, e Lui neppure. Ma, sai tu chi mi animava con questa forza rapitrice? La Divina Volontà, che come vita regnava in me. Perciò la forza dell'Ente supremo era la mia, e perciò tenevamo ugual forza di rapirci a vicenda.
Ora, figlia mia, ascolta la Mamma tua: sappi che io ti amo assai, e vorrei vedere l'anima tua riempita dei miei stessi mari. Questi miei mari sono gonfi e vogliono riversarsi; ma per far ciò devi svuotarti del tuo volere, affinché il Voler Divino possa fare il secondo passo (su) di te, e costituendosi come principio di vita nell'anima tua, chiami l'attenzione del Padre celeste, del Figlio e dello Spirito Santo a riversarsi su di te coi loro mari rigurgitanti; ma per far ciò vogliono affidare alla tua volontà umana i loro mari di potenza, di sapienza, di amore e di bellezza indicibile.
Figlia a me carissima, ascolta la Mamma tua; metti la mano sul tuo cuore (e) dimmi i tuoi segreti: quante volte sei stata infelice, torturata, amareggiata, perché hai fatto la tua volontà? Sappi (che) hai messo fuori una Volontà Divina, e sei caduta nel labirinto dei mali. Essa voleva renderti pura e santa, felice e bella, d'una beltà incantevole; e tu, col fare la tua volontà, L'hai guerreggiata, e con dolore L'hai messa fuori della sua cara abitazione, qual'è l'anima tua. Senti, figlia del mio cuore, questo è un dolore per la Mamma tua, che non veggo in te il sole del Fiat divino, ma le dense tenebre della notte della tua volontà umana.
Ma su, coraggio! Se tu mi prometti di darmi la tua volontà nelle mie mani, io, la tua Mamma celeste, ti prenderò nelle mie braccia, ti metterò sulle mie ginocchia e riordinerò in te la vita della Divina Volontà, ed anche tu, alle tante mie lacrime, formerai il mio sorriso, la mia festa, ed il sorriso e la festa della Trinità sacrosanta.
L'anima:
Mamma celeste, se tanto mi ami, ti prego di non permettere che io scenda dalle tue
ginocchia materne; e come veda che io sto per fare la mia volontà, vigila la povera anima
mia e, chiudendomi nel tuo cuore, la forza del tuo Amore bruci il mio volere: così
cambierò le tue lacrime in sorrisi di compiacimento.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, per ben tre volte verrai sulle mie ginocchia, facendomi la consegna
del tuo volere (e) dicendomi: Mamma mia, questa mia volontà voglio che sia tua, affinché
me la scambi con la Volontà Divina.
Giaculatoria:
Sovrana Regina, col tuo Impero divino, atterra la mia volontà, affinché spunti in me il
germe della Divina Volontà.
3° Giorno
Il terzo passo della Divina Volontà nella Regina del cielo.
Il sorriso di tutta la creazione per il concepimento della celeste bambina.
L'anima alla Vergine:
Sovrana Mamma, questa tua piccola figlia, rapita dalle tue celesti lezioni, sente
l'estremo bisogno di venire ogni giorno sulle tue ginocchia materne, per ascoltarti e
deporre nel suo cuore i tuoi materni insegnamenti. Il tuo amore, il tuo dolce accento, lo
stringermi al tuo cuore fra le tue braccia, mi infondono coraggio e fiducia che la Mamma
mia mi darà la grande grazia di farmi comprendere il gran male della mia volontà, per
farmi vivere della Divina Volontà.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia mia, ascoltami; è un cuore di madre che ti parla, e come ti vedo che mi vuoi
ascoltare, il mio cuore gioisce e sente la speranza certa che la figlia mia prenderà il
possesso del Regno della Divina Volontà, che io posseggo nel mio materno cuore per darlo
ai figli miei. Perciò sii attenta ad ascoltarmi, e scrivi tutte le mie parole nel tuo
cuore, affinché le rumini sempre, e modelli la tua vita a seconda dei miei insegnamenti.
Senti, figlia mia: non appena sorrise la Divinità e festeggiò il mio Concepimento, il Fiat supremo fece il terzo passo sulla mia piccola umanità. Piccina, piccina, mi dotò di ragione divina, e mossa tutta la creazione a festa, mi fece riconoscere da tutte le cose create per loro Regina. Riconobbero in me la vita del Volere Divino, e tutto l'universo si prostrò ai miei piedi, sebbene piccina e non ancor nata, ed inneggiandomi, il sole mi festeggiò e sorrise con la sua luce, il cielo mi festeggiò con le sue stelle, sorridendomi col loro mite e dolce scintillio ed offrendosi come fulgida corona sul mio capo, il mare con le sue onde, alzandosi ed abbassandosi pacificamente, mi festeggiò.; insomma, non ci fu cosa creata che non si unì al sorriso ed alla festa della Trinità sacrosanta. Tutti accettarono il mio dominio, il mio impero, il mio comando, e si sentirono onorati, ché dopo tanti secoli dacché Adamo perdette il comando ed il dominio di re col sottrarsi dalla Divina Volontà, trovarono in me la loro Regina, e la creazione tutta mi proclamò Regina del cielo e della terra.
Mia cara figlia, tu devi sapere che la Divina Volontà quando regna nell'anima non sa fare cose piccole, ma grandi; vuole accentrare nella fortunata creatura tutte le sue prerogative divine, e tutto ciò che è uscito dal suo Fiat Onnipotente la circonda e resta ubbidiente ai suoi cenni. Che cosa non mi diede il Fiat divino? Mi diede tutto; cielo e terra stavano in mio potere; mi sentivo dominatrice di tutto ed anche dello stesso mio creatore.
Ora, figlia mia, ascolta la Mamma tua. Oh, come mi duole il cuore nel vederti debole, povera, né hai il vero dominio di dominare te stessa; timori, dubbi, apprensioni, sono quelli che ti dominano, tutti miseri cenci della tua volontà umana. Ma sai il perché? Perché non c'è in te la vita integra del Volere Divino, che mettendo in fuga tutti i mali dell'umano volere, ti renda felice e ti riempia di tutti i beni che Esso possiede.
Ah, se tu con un proposito fermo ti decidi di non dar più vita alla tua volontà, ti sentirai morire tutti i mali e rivivere in te tutti i beni; ed allora tutto ti sorriderà, ed il Voler Divino farà anche in te il terzo passo, e tutta la creazione festeggierà alla nuova arrivata nel Regno della Divina Volontà.
Dunque, figlia mia, dimmi, mi ascolterai? Mi dai la parola che non farai mai, mai più, la tua volontà? Sappi che se ciò farai, io non ti lascerò mai, mi metterò a guardia dell'anima tua, ti avvolgerò nella mia luce affinché nessuno ardisca di molestare la figlia mia, (e) ti darò il mio impero, affinché tu imperi su tutti i mali della tua volontà.
L'anima:
Mamma celeste, le tue lezioni mi scendono nel cuore e me lo riempiono di balsamo celeste.
Ti ringrazio che tanto ti abbassi verso di me, poverella. Ma senti, o Mamma mia: temo di
me stessa; ma se tu vuoi, tutto puoi, ed io con te tutto posso. Mi abbandono come una
piccola bimba nelle braccia della Mamma mia, e sono certa che appagherò le sue brame
materne.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, guarderai il cielo, il sole, la terra, ed unendoti con tutti, per ben
tre volte reciterai tre Gloria, per ringraziare Dio d'avermi costituita Regina di tutti.
Giaculatoria:
Regina Potente, domina sulla mia volontà, per convertirla in Volontà Divina.
4° Giorno
L'anima alla Vergine:
Eccomi di nuovo sulle materne ginocchia della mia cara Mamma celeste. Il cuore mi batte
forte forte. Smanio d'amore per il desiderio di sentire le tue belle lezioni; perciò
dammi la mano e prendimi fra le tue braccia. Nelle tue braccia passo momenti di paradiso,
mi sento felice. Oh, come sospiro di sentire la tua voce.! Una nuova vita mi scende nel
cuore. Quindi di parlami, ed io ti prometto di mettere in pratica i tuoi santi
insegnamenti.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia mia, se tu sapessi quanto amo di tenerti stretta fra le mie braccia, poggiata sul
mio cuore materno, per farti ascoltare i celesti arcani del Fiat divino.! E se tu tanto
sospiri d'ascoltarmi, sono i miei sospiri che fanno eco nel tuo cuore; è la tua Mamma che
vuole la figlia sua, che vuole affidarle i suoi segreti e narrarle la storia di ciò che
operò in me la Divina Volontà.
Figlia del mio cuore, prestami attenzione: è il mio cuore di madre che vuol sfogare con la figlia sua. Voglio dirti i miei segreti, che finora non sono stati revelati a nessuno, perché non era sonata ancora l'ora di Dio, che volendo largire alle creature grazie sorprendenti, che in tutta la storia del mondo non ha concesso, vuole far conoscere i prodigi del Fiat divino, (e) quello che può operare nella creatura se si lascia dominare, perciò vuol mettere in me in vista di tutti, come modello, ché ebbi il grande onore di formare la mia vita tutta di Volontà Divina.
Ora, sappi, figlia mia, che non appena concepita misi in festa la Divinità. Cielo e terra mi festeggiarono e mi riconobbero per loro Regina. Io restai talmente immedesimata col mio Creatore, che mi sentivo nei domini divini come padrona. Già io non conobbi che cosa fosse separazione col mio Creatore; quello stesso Voler Divino che regnava in me regnava in Loro [le Divine Persone], e ci rendeva inseparabili.
E mentre tutto era sorriso e festa tra me e Loro, io vedevo che non si potevano fidar di me se non avevano una prova. Figlia mia, la prova è la bandiera che dice vittoria. La prova mette al sicuro tutti i beni che Iddio ci vuol dare; la prova matura e dispone l'anima per acquisti di grandi conquiste; ed anch'io vedevo la necessità di questa prova, perché volevo attestare al mio Creatore, per contraccambio dei tanti mari di grazie che mi aveva dato, un atto di mia fedeltà che mi costasse il sacrificio di tutta la mia vita. Quanto è bello poter dire: "Mi hai amato, e Ti ho amato!"! Ma senza la prova non si può dire giammai.
Or dunque sappi, figlia mia, che il Fiat divino mi fece conoscere la creazione dell'uomo, innocente e senta. Anche per lui tutto era felicità; teneva il comando su tutta la creazione, e tutti gli elementi erano ubbidienti ai suoi cenni. Come in Adamo regnava il Volere Divino, in virtù di esso anche lui era inseparabile dal suo Creatore. Ai tanti beni che Iddio gli aveva dato, per avere un atto di fedeltà in Adamo, gli comandò che non tocasse un solo frutto dei tanti che c'erano in quell'Eden terrestre. Era la prova che Dio voleva per confermare la sua innocenza, santità e felicità, e per dargli il diritto del comando su tutta la creazione. Ma Adamo non fu fedele nella prova, e non essendo fedele, Iddio non si potette fidar di lui; e perciò perdette il comando, l'innocenza, la felicità, e si può dire che capovolse l'opera della creazione.
Or sappi, figlia del mio cuore, (che) nel conoscere i gravi mali della volontà umana in Adamo ed in tutta la sua progenie, io, la tua celeste Madre, sebbene appena concepita, piansi amaramente ed a calde lacrime sull'uomo decaduto; ed il Volere Divino, nel vedermi piangere, mi domandò per prova che gli cedessi la mia volontà umana. Il Fiat divino mi disse: "Non ti chiedo un frutto come ad Adamo, no, no; ma ti chiedo la tua volontà. Tu la terrai come se non la avessi, sotto l'impero del mio Volere Divino, che ti sarà vita e si sentirà sicuro di fare ciò che vorrà di te."
Così il Fiat supremo fece il quarto passo nell'anima mia, domandandomi per prova la mia volontà, aspettando da me il mio Fiat e l'accettazione d'una tal prova.
Ora, domani ti aspetto di nuovo sulle mie ginocchia, per farti sentire l'esito della prova; e siccome voglio che imiti la Mamma tua, ti prego da madre che non rifiuti mai nella al tuo Dio, ancorché fossero sacrifizi che ti durassero tutta la vita. Il non smuoverti mai nella prova che Iddio vuole da te, la tua fedeltà, è il richiamo dei disegni divini su di te e il riflesso delle sue virtù, che come tanti pennelli formano dell'anima il capolavoro dell'Ente supremo. Si può dire che la prova presta la materia nelle mani divine, per compiere il loro lavorio nella creatura, E (di) chi non è fedele nella prova, Dio non sa che farne; non solo, ma scompiglia le opere più belle del suo Creatore.
Perciò, mia cara figlia, sii attenta: se tu sarai fedele nella prova, renderai più felice la Mamma tua. Non mi far stare in pensiero; dammi la parola ed io ti guiderò, ti sosterrò in tutto come a figlia mia.
L'anima:
Mamma santa, conosco la mia debolezza, ma la tua bontà materna mi infonde tale fiducia
che tutto spero da te, e con te mi sento sicura; anzi, metto nelle tue mani materne le
stesse prove che Iddio disporrà di me, affinché tu mi dia tutte quelle grazie per fare
che non mandi a sfascio i disegni divini.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, verrai tre volte sulle mie ginocchia materne e mi porterai tutte le
tue pene d'anima e di corpo; porterai tutto alla Mamma tua, ed io te le benedirò, per
infondere in esse la forza, la luce, la grazia che ci vuole.
Giaculatoria:
Mamma celeste, prendimi fra le tue braccia, e scrivi nel mio cuore "Fiat, Fiat,
Fiat".
5° Giorno
L'anima alla Vergine:
Sovrana celeste, veggo che mi tendi le braccia per prendermi sulle tue ginocchia materne,
ed io corro, anzi volo, per godermi i casti amplessi, i celesti sorrisi della mia Mamma
celeste. Mamma santa, il tuo aspetto oggi è di trionfatrice, ed in aria di trionfo vuoi
narrarmi il trionfo della tua prova. Ah, sì, ben volentieri ti ascolterò, e ti prego di
darmi grazia, che sappia trionfare nelle prove che il Signore disporrà di me.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia a me carissima, oh, come sospiro di confidare i miei segreti alla figlia mia,
segreti che mi daranno tanta gloria e che glorificheranno quel Fiat divino, che fu causa
primaria del mio Immacolato Concepimento, della mia santità, sovranità e maternità.
Tutto al Fiat io debbo; io non conosco altro. tutte le mie sublimi prerogative (con cui)
la santa Chiesa tanto mi onora, non sono altro che gli effetti di quella Divina Volontà
che mi dominava, (e) regnava e viveva in me. Perciò sospiro tanto che si conosca chi (è)
colei che produceva in me tanti privilegi ed effetti mirabili, da far stupire cielo e
terra.
Ora ascoltami, figlia cara: come l'Ente supremo mi domandò il mio volere umano, (compresi) il grave male che può fare la volontà umana nella creatura, (e) come essa metta tutto in pericolo, anche le opere più belle del suo Creatore. La creatura, col suo volere umano, è tutta oscillazioni, è debole, incostante, disordinata. E questo, perché Iddio, nel crearla, la aveva creata unita come in natura con la sua Volontà Divina, in modo che essa doveva essere la forza, il moto primo, il sostegno, il cibo, la vita dell'umana volontà. Sicché col non dar vita alla Volontà Divina nella nostra, si respingono i beni ricevuti da Dio nella creazione, e i diritti ricevuti in natura nell'atto che fummo creati.
Oh, come compresi bene l'offesa grave che si fa a Dio, e i mali che piovono sulla creatura.! Ebbi tale orrore e paura di fare la mia volontà, (che) giustamente temevo, perché anche Adamo fu creato da Dio innocente, eppure, col fare la sua volontà, in quanti mali non piombò, lui e tutte le generazioni?
Perciò (io), la Mamma tua, presa da terrore e più dall'amore verso il mio Creatore, giurai di non fare mai la mia volontà; e per essere più sicura ed attestare maggiormente il mio sacrifizio a colui che tanti mari mi aveva dato di grazie e privilegi, presi questa mia volontà umana e la legai ai piedi del Trono divino, in omaggio continuo d'amore e di sacrifizio, giurando di non servirmi mai, anche per un istante solo della mia vita, della mia volontà, ma sempre di quella di Dio.
Figlia mia, forse a te non parrà grande il sacrifizio mio, di vivere senza (la) mia volontà; ed io ti dico che non c'è sacrifizio simile al mio, anzi si possono chiamare ombre tutti gli altri sacrifizi di tutta la storia del mondo. Paragonato al mio, sacrificarsi un giorno, ora sì ed ora no, è facile; ma sacrificarsi in ogni istante, in ogni atto, nello stesso bene che si vuol fare, per tutta la vita, senza dar mai vita alla volontà propria, è il sacrifizio dei sacrifizi, e l'attestato più grande che può offrirsi, e l'amore più puro, trafilato dalla stessa Volontà Divina, che può offrirsi al nostro Creatore. E' tanto grande questo sacrifizio, che Dio non può chiedere di più dalla creatura, né essa può trovare come può sacrificarsi più per il suo Creatore.
Ora, figlia mia carissima, come feci dono della mia volontà al mio Creatore, io mi sentii trionfante nella prova voluta da me, e Iddio si sentì trionfante nella mia volontà umana. Iddio aspettava la mia prova, cioè un'anima che vivesse senza volontà, per aggiustare le partite del genere umano, (e) per atteggiarsi a clemenza e misericordia.
Perciò ti attendo di nuovo, per narrarti la storia di ciò che fece la Divina Volontà dopo il trionfo della prova.
Ed ora, una parolina a te, figlia mia: se tu sapessi come sospiro di vederti vivere senza della tua volontà.! Tu sai che ti sono Madre, e la mamma vuol vedere felice la figlia sua; ma come puoi essere felice se non ti decidi a vivere senza volontà, come visse la Mamma tua? Se ciò farai, tutto ti darò; mi metterò a tua disposizione sarò tutta della figlia mia, purché abbia il bene, il contento, la felicità di avere una figlia che viva tutta di Volontà Divina.
L'anima:
Sovrana trionfatrice, nelle tue mani di madre metto la mia volontà, affinché tu stessa
come mamma me la purifichi ed abbellisca, ed insieme con la tua la leghi ai piedi del
Trono divino, affinché possa vivere non con la volontà mia, ma sempre sempre con quella
di Dio.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, in ogni atto che farai mi consegnerai nelle mie mani materne la tua
volontà, e mi pregherai che al posto della tua io faccia scorrere la Divina Volontà.
Giaculatoria:
Regina trionfatrice, rubami la mia volontà e cedimi la Volontà Divina.
6° Giorno
Il sesto passo della Divina Volontà nella Regina del cielo: Dopo il trionfo nella prova.
Il possesso.
L'anima alla Vergine:
Mamma Regina, veggo che mi aspetti di nuovo, e stendendomi la mano mi prendi sulle tue
ginocchia (e) mi stringi al tuo cuore, per farmi sentire la vita di quel Fiat divino che
tu possiedi. Oh, come è refrigerante il suo calore! Come è penetrante la sua luce.! Deh,
Mamma santa, se tanto mi ami, tuffa il piccolo atomo dell'anima mia in quel sole della
Divina Volontà che tu nascondi, affinché anch'io possa dire: la mia volontà è finita,
non avrà più vita, ma la mia vita sarà la Divina Volontà.
Lezione della Regina del cielo:
Figlia carissima, fidati della Mamma tua e presta attenzione alle mie lezioni; esse ti
serviranno come farti abborrire la tua volontà e farti sospirare in te quel Fiat divino,
che tanto amo di formare la sua vita in te.
Figlia mia, tu devi sapere che la Divinità si assicurò di me nella prova che volle, mentre tutti credono che io non ebbi nessuna prova, e che bastava a Dio di fare il gran portento che fece di me (perché) fossi concepita senza macchia originale. Oh, come s'ingannano! Anzi, chiese da me una prova che non ha chiesto da nessuno, e questo lo fece con giustizia e con somma sapienza, perché dovendo scendere in me il Verbo eterno, non solo non era decoroso che trovasse in me la macchia d'origine, ma neppure era decoroso che trovasse in me una volontà umana operante. Sarebbe stato troppo disdicevole per Dio scendere in una creatura (in cui) regnasse l'umana volontà. Ecco, perciò volle da me per prova, e per tutta la mia vita, la mia volontà, per assicurare nell'anima mia il Regno della Divina Volontà. Assicurato questo in me, Iddio poteva fare ciò che voleva di me; tutto poteva darmi, e posso dire che nulla poteva negarmi.
Per ora ritorniamo al punto dove siamo rimaste. Mi riserberò nel corso delle mie lezioni di narrarti ciò che fece questa Divina Volontà in me.
Ora senti, figlia mia, dopo il trionfo nella prova il Fiat divino fece il sesto passo nell'anima mia, col farmi prendere il possesso di tutte le proprietà divine, per quanto a creatura è possibile ed immaginabile. Tutto era mio, cielo e terra, e lo stesso Dio, di cui possedevo la stessa Volontà sua. Io mi sentivo posseditrice della santità divina, dell'amore, della bellezza, potenza, sapienza e bontà divina. Mi sentivo Regina di tutto; né mi sentivo estranea nella casa del mio Padre celeste; sentivo al vivo la sua paternità e la suprema felicità di essere la sua figlia fedele. Posso dire che crebbi sulle ginocchia paterne di Dio, né conobbi altro amore né altra scienza se non quella che mi somministrava il mio Creatore. Chi può dirti ciò che fece questa Divina Volontà in me? Mi elevò tanto in alto, mi abbellì tanto, che gli stessi angeli restano muti, né sanno dove incominciare a parlare di me.
Ora, figlia mia carissima, tu devi sapere che come il Fiat divino mi fece prendere possesso di tutto, mi sentii posseditrice di tutto e di tutti. La Divina Volontà, con la sua potenza, immensità ed onniveggenza, racchiudeva nell'anima mia tutte le creature, ed Io sentivo un posticino nel mio cuore materno per ciascuna di esse. Dacché fui concepita, io ti portai nel mio cuore, ed oh, quanto ti amai e ti amo. Ti amo tanto, che ti feci da madre presso Dio; le mie preghiere, i miei sospiri, erano per te, e nel delirio di madre dicevo: Oh, come vorrei vedere la figlia mia posseditrice di tutto, come lo sono Io!
Perciò ascolta la Mamma tua: non voler riconoscere più la tua volontà umana. Se ciò farai, tutto sarà in comune tra me e te; avrai una forza divina in tuo potere; tutte le cose si convertiranno in santità, amore e bellezza divina. Ed io, nella foga del mio amore, come mi decantò l'Altissimo: "Tutta bella, tutta santa, tutta pura sei tu, o Maria", dirò "Bello, pura e santa è la figlia mia; perché possiede la Volontà Divina".
L'anima:
Regina del cielo: anch'io ti saluto "Tutta bella, pura e santa è la Mamma mia
celeste". Ti prego, se hai un posto per me nel tuo materno cuore, chiudimi in esso, e
così sarò sicura che non più farò la mia volontà, ma sempre quella di Dio, e la mamma
e la figlia saremo felici entrambe, mamma e figlia.
Fioretto:
Oggi, per onorarmi, reciterai per tre volte tre "Gloria Patri" in ringraziamento
alla SS. Trinità, per il Regno che stabilì in me, della Divina Volontà, dandomi il
possesso di tutto; e facendo tue le parole dell'Ente supremo, in ogni "Gloria"
mi dirai: "Tutta bella, pura e santa è la Mamma mia".
Giaculatoria:
Regina del cielo, fammi possedere dalla Volontà Divina.
December 8, 1922 Volume 15
Sull'Immacolato Concepimento di Maria SS.
Scrivo per obbedire, ed offro tutto al mio dolce Gesù, unendomi al sacrifizio della sua obbedienza, per ottenere la grazia e la forza di farla come Lui vuole Ed ora, oh mio Gesù, dammi la tua santa mano e la luce della tua Intelligenza, e scrivi insieme con me.
Stavo pensando al gran portento dell'Immacolata Concepimento della mia Regina e Celeste Mamma, e nel mio interno mi sentivo dire:
"Figlia mia, l'Immacolato Concepimento della mia diletta Mamma fu prodigioso ed al tutto meraviglioso, tanto che Cieli e terra ne stupirono e fecero festa. Tutte e Tre le Divine Persone fecero a gara: il Padre fece sboccare un mare immenso di Potenza; Io, Figlio, un mare infinito di Sapienza, e lo Spirito Santo un mare immenso d'eterno Amore, che confondendosi in un solo mare formarono uno solo, ed in mezzo a questo mare fu formato il Concepimento di questa Vergine, eletta fra le elette. Sicché la Divinità somministrò la sostanza di questo Concepimento, e non solo era centro di Vita di questa mirabile creatura singolare, ma questo mare Le stava d'intorno, non solo per tenerla difesa da tutto ciò che potesse ombrarla, ma per darle in ogni istante nuove bellezze, nuove grazie, potenza, sapienza, amore, privilegi, eccetera. Sicché la sua piccola natura fu concepita nel centro di questo mare, e si formò e crebbe sotto l'influsso di queste onde divine; tanto, che non appena fu formata questa nobile e singolare creatura, non volle aspettare come il solito delle altre creature; volle i suoi amplessi, il ricambio del suo amore, i suoi baci, godersi i suoi innocenti sorrisi; e perciò non appena fu formato il suo Concepimento, Le diedi l'uso di ragione, La dotai di tutte le scienze, Le feci conoscere le nostre gioie ed i nostri dolori a riguardo della Creazione; e fin dal seno materno Lei veniva nel Cielo, ai piedi del nostro Trono, per darci gli amplessi, il ricambio del suo amore, i suoi teneri baci, e gettandosi nelle nostre braccia Ci sorrideva con tale compiacenza di gratitudine e di ringraziamento, da strappare i nostri sorrisi. Oh, come era bello vedere questa innocente e privilegiata creatura, arricchita di tutte le qualità divine, venire in mezzo a Noi, tutta amore, tutta fiducia, senza paura, perché il solo peccato è quello che mette distanza tra Creatore e creatura, spezza l'amore, sperde la fiducia ed incute timore. Sicché Lei veniva in mezzo a Noi come Regina, che col suo amore, dato da Noi, ci tirava ai suoi voleri, Ci rapiva, Ci metteva in festa e si faceva rapitrice d'altro amore; e Noi La facevamo fare, godevamo dell'amore che Ci rapiva e La costituimmo Regina del Cielo e della terra.
Cielo e terra esultarono e fecero festa insieme con Noi, nell'avere dopo tanti secoli la loro Regina Il sole sorrise nella sua luce, e si credette fortunato nel dover servire la sua Regina col darle la luce; il cielo, le stelle e tutto l'universo sorrisero di gioia e fecero festa, perché dovevano allietare la loro Regina, facendole vedere l'armonia delle sfere e della loro bellezza; sorrisero le piante che dovevano nutrire la loro Regina, ed anche la terra sorrise e si sentì nobilitata nel dover dare l'abitazione e farsi calpestare dai passi della sua Imperatrice. Solo l'inferno pianse e si sentì perdere le forze dal dominio di questa Sovrana Signora.
Ma sai tu qual fu il primo atto che fece questa Celeste Creatura quando si trovò la prima volta innanzi al nostro Trono? Lei conobbe che tutto il male dell'uomo era stato la rottura tra la volontà sua e Quella del suo Creatore, e Lei ebbe un tremito, e senza frapporre tempo in mezzo legò la sua volontà ai piedi del mio Trono, senza neppure volerla conoscere, e la mia Volontà si legò a Lei e si costituì centro di Vita, tanto che tra Lei e Noi si aprirono tutti le correnti, tutti i rapporti, tutte le comunicazioni, e non ci fu segreto che non Le affidammo. Fu proprio questo l'atto più bello, più grande, più eroica che fece, il deporre ai nostri piedi la sua volontà, e che a Noi, come rapiti, Ce la fece costituire Regina di tutti. Vedi, dunque, che significa legarsi con la mia Volontà e non conoscere la propria?
Il secondo atto fu offrirsi a qualunque sacrifizio per amore nostro. Il terzo, restituirci l'onore, la gloria di tutta la Creazione, che l'uomo Ci aveva tolto col fare la sua volontà; e fin dal seno materno pianse per amore nostro, ché Ci vide offesi, e pianse per dolore dell'uomo colpevole Oh, come C'intenerivano queste lacrime innocenti, ed affrettavano la sospirata Redenzione! Questa Regina Ci dominava, Ci legava, Ci strappava grazie infinite; C'inclinava tanto verso il genere umano, che non potevamo né sapevamo resistere alle sue replicate istanze. Ma donde Le veniva un tale potere, e tanta ascendenza sulla stessa Divinità? Ah, tu l'hai capito: era la potenza del nostro Volere che agiva in Lei, che, mentre La dominava, La rendeva dominatrice di Dio medesimo. E poi, come potevamo resistere a sì innocente Creatura, posseduta dalla Potenza e Santità del nostro Volere? Sarebbe resistere a Noi stessi. Noi scorgevamo in Lei le nostre qualità divine; come onde affluivano su di Lei i riverberi della nostra Santità, i riverberi dei modi divini, del nostro Amore, della nostra Potenza, eccetera, ed il nostro Volere, che ne era il centro, che attirava tutti i riverberi delle nostre qualità divine, e si faceva corona e difesa della Divinità abitante in Lei. Se questa Vergine Immacolata non avesse avuto il Voler Divino come centro di Vita, tutte le altre prerogative e privilegi di cui tanto L'arricchivamo sarebbero stati un bel nulla a confronto di questo. Fu questo che Le confermò e Le conservò i tanti privilegi, anzi in ogni istante moltiplicava dei nuovi.
Ecco perciò la causa perché La costituimmo Regina di tutti, perché quando Noi operiamo lo facciamo con ragione, sapienza e giustizia: perché mai diede vita al suo volere umano, ma fu sempre integro il nostro Volere in Lei. Come potevamo dire ad un'altra creatura: "Tu sei Regina del Cielo, del sole, delle stelle, eccetera", se invece di avere il nostro Volere per dominio, fosse dominata dal suo volere umano? Tutti gli elementi, Cielo, sole, terra, si sarebbero sottratti dal regime e dominio di questa creatura; tutti avrebbero gridato nel loro muto linguaggio: "Non la vogliamo! Noi siamo superiori a lei, perché mai ci siamo sottratti dal tuo eterno Volere; qual ci creasti, tali siamo", avrebbe gridato il Sole con la sua luce; le stelle col loro scintillio, il mare con le sue onde, e così tutto il resto. Invece, come tutti sentirono il dominio di questa Vergine eccelsa che, quasi come loro sorella, non volle mai conoscere la sua volontà ma solo Quella di Dio, non solo fecero festa, ma si sentirono onorati d'avere la loro Regina e corsero intorno a Lei a farle corteggio ed a tributarle gli ossequi, col mettersi la luna come sgabello ai suoi piedi, le stelle come corona, il sole come diadema, gli Angeli come servi, gli uomini come attendendo Tutti, tutti Le fecero onore e le resero i loro ossequi. Non c'è onore e gloria che non si possa dare al nostro Volere, sia che agisca in Noi, nella sua propria sede, sia che abiti nella creatura.
Ma sai tu qual fu il primo atto che fece questa nobile Regina quando uscendo dal seno materno aprì gli occhi alla luce di questo basso mondo? Mentre Ella nacque, gli Angeli cantarono le ninne alla Celeste Bambina, ed Essa restò rapita, e la sua bell'anima uscì dal suo corpicino, accompagnata da schiere angeliche, e girò terra e Cielo, e fu raccogliendo tutto l'Amore che Iddio aveva sparso in tutto il Creato, e penetrando nell'Empireo venne ai piedi del nostro Trono e Ci offrì il ricambio dell'amore di tutto il Creato, e pronunziò il suo primo "grazie" a nome di tutti. Oh, come Ci sentimmo felici nel sentire il "grazie" di questa Bambinella Regina, e Le confermammo tutte le grazie, tutto i doni, da farla superare tutte le altre creature unite insieme. Poi, gettandosi nelle nostre braccia, si deliziò con Noi, nuotando nel pelago di tutti i contenti, restando abbellita di nuova bellezza, di nuova luce e di nuovo amore; supplicò di nuovo per il genere umano, pregandoci con lacrime che scendesse il Verbo Eterno a salvare i suoi fratelli; ma mentre ciò faceva, il nostro Volere Le fece conoscere che scendesse alla terra, e Lei subito lasciò i nostri contenti e le gioie, e si partì, per fare che cosa? Il nostro Volere. Quale calamita potente era il nostro Volere, abitante in terra in questa neonata Regina! Non Ci pareva più estranea la terra, non Ci sentivamo più di colpirla facendo uso della nostra Giustizia; avevamo la Potenza della nostra Volontà, che in questa innocente Bambina Ci spezzava le braccia, Ci sorrideva dalla terra, e cambiava la Giustizia in grazie ed in dolce sorriso, tanto, che non potendo resistere al dolce incanto, il Verbo Eterno affrettò il suo corso. Oh, prodigio del mio Voler Divino, a Te tutto si deve, per Te si compie tutto, e non c'è prodigio più grande che il mio Volere abitante nella creatura!"
8 Dicembre, 1923 Volume 16
L'Immacolato Concepimento della Vergine SS. Per poter Lei concepire il Figlio di Dio,
fu concepita eternamente nella vita e nelle opere, nelle pene e nei meriti del Verbo
Incarnato.
Stavo pensando all'Immacolato Concepimento della mia Mamma Regina; e dopo aver fatto la Santa Comunione, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno, come dentro d'una stanza tutta luce, ed in questa luce faceva vedere tutto ciò che aveva fatto in tutto il corso della sua vita. Si vedevano schierati in ordine tutti i suoi meriti, le sue opere, le sue pene, le sue piaghe, il suo Sangue, tutto ciò che conteneva la Vita di un Uomo e Dio, come in atto di prevenire un'Anima a Lui tanto, tanto cara, da qualunque minimo male che potesse ombrarla. Io stupivo nel vedere tanta attenzione di Gesù; e Lui mi ha detto:
"Alla mia Piccola Neonata voglio far conoscere l'Immacolato Concepimento della Vergine, concepita senza peccato.
Tu devi prima sapere che la mia Divinità è un Atto solo; tutti gli atti suoi si concentrano in Uno solo. Questa significa essere Dio, il portento più grande della nostra Essenza Divina: non essere soggetta a successione di atti; e se alla creatura sembra che ora facciamo una cosa ed ora un'altra, è piuttosto che facciamo conoscere ciò che c'è in quel solo Atto, ed essendo la creatura incapace di conoscerlo tutto d'un solo colpo, glielo facciamo conoscere a poco a poco.
Ora, tutto ciò che Io, Verbo Eterno, dovevo fare nella mia assunta Umanità, formava un solo atto con quell'Atto unico che contiene la mia Divinità. Sicché prima che questa nobile Creatura fosse concepita, già esisteva tutto ciò che doveva fare sulla terra il Verbo Eterno, onde nell'atto che questa Vergine fu concepita, si schierarono intorno al suo Concepimento tutti i miei meriti, le mie pene, il mio Sangue e tutto ciò che conteneva la Vita d'un Uomo Dio, e restò concepita negli interminabili abissi dei miei meriti, del mio Sangue Divino, e nel mare immenso delle mie pene. In virtù di essi restò Immacolata, bella e pura; al nemico sbarrato il passo dagli incalcolabili meriti miei e non poté recarle nessun nocumento. E' giusto che chi doveva concepire il Figlio d'un Dio, doveva prima essere Lei concepita nelle opere di questo Dio, per poter tenere virtù di concepire quel Verbo che doveva venire a redimere il genere umano. Sicché Lei prima restò concepita in Me, ed Io restai concepito in Lei; non restava altro che, a tempo opportuno, farlo conoscere alle creature, ma nella Divinità era come già fatto. Perciò, la che più raccolse i frutti della Redenzione, anzi ebbe il frutto completo, fu questa eccelsa Creatura, che essendo concepita in Essa, amò, stimò e conservò come cosa sua tutto ciò che il Figlio di Dio operò sulla terra. Oh, la bellezza di questa tenera piccina! Era un prodigio della Grazia, un portento della nostra Divinità; crebbe come Figlia nostra; fu il nostro decoro, la nostra allegrezza, l'onore e la gloria nostra."
Onde, mentre ciò diceva il mio dolce Gesù, io pensavo nella mia mente: "E' vero che la mia Regina Mamma fu concepita negli interminabili meriti del mio Gesù, ma il suo sangue, il suo corpo, furono concepiti nel seno di S. Anna, la quale non era esente dalla macchia di origine; dunque, come può essere che nulla ereditò dai tanti mali che tutti abbiamo ereditato dal peccato del nostro primo padre Adamo?"
E Gesù: "Figlia mia, tu non hai capito ancora che tutto il male sta nella volontà. La volontà travolse l'uomo, cioè la sua natura, non la natura travolse la volontà dell'uomo; sicché la natura restò al suo posto, quale fu da Me creata. Nulla cambiò; fu la sua volontà che si cambiò e si mise nientemeno contro una Volontà Divina. E questa volontà ribelle travolse la sua natura, la debilitò, la contaminò e la rese schiava di vilissime passioni. Successe come ad un recipiente pieno di profumi o di cose preziose: se si svuota e si riempie di marciume o di cose vili, forse cambia il recipiente? Cambia ciò che si mette dentro, ma esso è sempre quello che è; al più si rende più o meno apprezzabile a seconda di ciò che contiene. Tale fu dell'uomo.
Ora, alla mia Mamma l'essere concepita in una creatura della razza umana non Le recò nessun nocumento, perché la sua anima era immune da ogni colpa. Tra la sua volontà e Quella del suo Dio non c'era divisione; le correnti divine non trovavano intoppo né opposizione per riversarsi su di Lei; in ogni istante stava sotto la pioggia dirotta di nuove grazie. Onde con questa volontà e quest'anima tutta santa, tutta pura, tutta bella, il recipiente del suo corpo che prese dalla sua madre restò profumato, riabilitato, ordinato, divinizzato, in modo da restare esente anche da tutti i mali naturali di cui è invasa l'umana natura. Ah, sì! Fu proprio Lei che ricevette il germe del "Fiat Voluntas Tua" come in Cielo così in terra, e questo La nobilitò e La restituì al suo principio, quale l'uomo fu da Noi creato, prima che peccasse, anzi glielo fece sorpassare, La abbellì di più ancora, ai continui flussi di quel fiat che ha solo virtù di riprodurre immagini tutte simili a Colui che le ha create. Ed in virtù di questa Volontà Divina che agiva in Lei si può dire che ciò che Dio è per natura, Lei è per Grazia. La nostra Volontà tutto può fare e dovunque può giungere, quando l'anima Ci dà la libertà d'agire e non interrompe con la sua volontà umana il nostro operato."
8 Dicembre, 1937 Volume 35
Sul Concepimento della Regina del Cielo. La sua corsa d'Amore. Dove si trovava il suo
Creatore si trovava Lei per amarLo. Come restava concepita in ciascuna cosa creata, e
veniva costituita Regina del Cielo, del sole e di tutto.
Oggi la mia povera mente, nuotando nel Voler Divino, trovava in atto il Concepimento della Regina del Cielo, ed oh, le meraviglie, le sorprese...! Sono indescrivibili! E pensavo tra me: Ma che altro si può dire sull'Immacolato Concepimento, dopo averne detto tanto? Ed il mio amabile Gesù, sorprendendomi, tutto in festa, come se volesse festeggiare il Concepimento della Celeste Regina, mi ha detto:
"Figlia mia benedetta, oh, quante altre cose tengo da dire sul Concepimento di questa Celeste Creatura! Era una Vita che creavamo, non una opera; dall'opera alla vita c'è gran differenza; e poi era Vita Divina ed umana, in cui ci doveva essere sommo accordo di Santità, d'Amore, di Potenza, che l'una doveva poter pareggiare con l'altra.
Furono tali i prodigi che facemmo nel creare questa Vita, che dovemmo fare il prodigio più grande, ed una catena di miracoli, per fare che questa Vita potesse contenere i beni che in Lei depositammo.
Questa Santa Creatura, concepita senza macchia d'origine, sentiva la Vita del suo Creatore, la sua Volontà operante, la Quale non faceva altro che far sorgere nuovi mari d'Amore, ed oh, come Ci amava! Ci sentiva dentro di Sé e fuori di Sé, ed oh, come correva, per potersi trovare dovunque e da per tutto, dove c'era la Vita del suo Creatore! Per Lei sarebbe stato il più duro e crudele martirio, se non avesse potuto trovarsi da per tutto per amarci. La nostra Volontà La metteva in volo, e la nostra Vita, mentre stava in Sé, si faceva trovare da per tutto per farsi amare e per godersi Colei che tanto amava e da cui era riamata.
Ora senti un'altra sorpresa: come fu concepita cominciò la sua corsa, e amandola Noi d'Amore infinito--il non amarla sarebbe anche per Noi il più grande martirio--, quindi, come correva per rintracciare fuori la nostra Vita che possedeva dentro--perché un bene non è mai completo se non si possiede dentro e fuori--, quindi, come correva, così restava concepita nel Cielo, nelle sfere celesti, in cui le stelle Le facevano corona e La inneggiavano e declamavano come loro Regina, ed acquistava i diritti di Regina su tutte le sfere celesti... La nostra Immensità L'aspettava nel sole, ed Essa correva e restava concepita nel sole, il quale, facendosi diadema al suo Capo adorabile, La investiva di luce e la decantava Regina della Luce... La nostra Immensità e Potenza L'aspettava nel vento, nell'aria, nel mare, ed Essa correva, correva, non facendo mai sosta nella sua corsa, e restava concepita nel vento, nell'aria, nel mare, ed acquistava i diritti di Regina su tutto...
Sicché la Sovrana Signora fa scorrere la sua Potenza, il suo Amore, e la sua Maternità nel Cielo, nel sole, nel vento, nel mare, e fin nell'aria che tutti respirano.
Sicché dovunque e dappertutto ed in tutti restò concepita; dove vi era la nostra Potenza ed Immensità erigeva il suo Trono per amarci ed amare tutti. Questo fu il più grande miracolo che fece il nostro Amore Potente: bilocarla, moltiplicarla in tutte le cose ed esseri creati, perché La trovassimo in tutti e dappertutto.
La Celeste Regina fa come il sole, che se qualcuno non vuole la sua luce, la luce s'impone e dice: O mi vuoi o non mi vuoi, devo fare il mio corso, devo darti luce... Però qualcuno si può nascondere dalla luce del sole, ma dalla Sovrana Signora non si può nascondere nessuno. Se ciò non fosse, non si potrebbe dire coi fatti Regina e Madre universale di tutti e di tutto; e Noi non sappiamo dire parole se non facciamo i fatti.
Vedi dunque dove giunse la nostra Potenza, il nostro Amore, nel Concepimento di questa Santa Creatura? Fino ad elevarla a tale altezza e gloria da poter dire: Dove c'è il mio Creatore ci sono Io per amarlo. Mi ha investita di tale Potenza e Gloria, che sono Sovrana di tutto. Tutto da Me dipende; il mio dominio si estende ovunque, tanto che, mentre sono concepita in tutte le cose, tengo concepito in Me il Cielo, il sole, il vento, il mare e tutto. Tutto posseggo in Me, anche il mio Creatore, e ne sono Sovrana e Padrona di tutti. Questa è tutta la mia altezza inarrivabile, la mia Gloria che nessuno può raggiungermi, ed il mio grande onore, che col mio Amore abbraccio tutti, amo tutti e sono di tutti, perfino la Madre del mio Creatore."
8 Decembre, 1938 Volume 36
Come l'Umanità di N. Signore serviva di velo alla mia Divinità, ed si prodigi del
Voler divino Come tutte le cose create e la stesse creatura sono veli che nascondono la
Divinità L'Immacolato concepimento rinascita di tutti.
Il volo nel Voler divino continua, mi pare che in tutte le cose naturali e spirituali si fà trovare e con un'amore indescrivile dice: son qui facciamo insieme, non far da sola, senza di me non sapreste fare (( come )) faccio io, ed io resterei col dolore d'essere stato messo da parte, e tu resteresti col dolore di non avere nei tuoi atti il valore d'un solo atto d'una Volontà Divina, mentre ciò pensava il mio dolce Gesù ripetendomi la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto: "Figlia mia benedetta, la mia (( SSma )) Umanità fù la depositaria della mia Divina Volontà, non ci fù atto piccolo e grande, fino il respiro, il moto, che la mia Umanità facendosi velo non nascondeva in tutto il mio Fiat divino, anzi io non avrei saputo respirare, né muovermi, se non lo richiudesse in me Sicché la mia Umanità, mi servì di velo per nascondere la mia Divinità, ed il grande prodigio dell'operato del mio Volere in tutti gli atti miei Se ciò non fosse nessuno avrebbe potuto avvicinarsi ame, la mia Maestà, la luce sfolgorante della mia Divinità, li avrebbe ecclissato ed atterato e tutto sarebbero fuggiti da me. Chi mai avrebbe ardito di darmi la più piccola pena?
Ma io amava la creatura, e non venni in terra per fare sfoggio della mia Divinità, ma del mio amore, e perciò volli nascondermi dentro il velo della mia Umanità per (( afratellarmi )) con l'uomo, fare ciò che faceva Lui, fino a farmi dare pene inaudite e la stessa morte. Ora chi si unisce colla mia Umanità in tutti i suoi atti, nelle sue pene, col voler trovare la mia Volontà per farla sua, rompe il velo della mia Umanità e trova negli atti miei il frutto, la vita, i prodigi che Essa fece in me, e riceve come vita sua ciò che feci in me, e la mia Umanità le servirà di aiuto, di guida, le farà da (( Nestra )) come vivere in Essa, in modo che io terrò in terra me stesso che continuerei a farmi da velo per nascondere ciò che vuolo fare la mia Volontà, invece se mi cercheranno senza del mio Volere troveranno solo il mio velo, ma non troveranno la vita del mio Volere, il quale non potra produrre i prodigi che operò nel nascondimento della mia Umanità.
E' sempre la mia Volontà che si nascondere nella creatura i prodigi più grandi, i Soli più fulgidi, le meraviglie non mai viste, a quante mie Umanità (( vivenni )) avrei tenuto sulla terra, ma (( ahimé, )) le cerco e non le trovo perché non vi é chi cerca con tutta fermezza la mia Volontà. Il caro Gesù ha fatto silenzio, ed io son rimasta a pensare a ciò che mi avea detto, e toccava con mano che tutto ciò (( hoe )) Gesù avea fatto detto e sofferto erano portatrice del Voler Divino e riprendendo il suo dire ha soggiunto: "Figlia mia buona, non solo la mia Umanità, in modo più speciale nascondeva la mia Divinità e Volontà, ma tutte le cose create e la stessa creatura é velo che nasconde la nostra Divinità e Volontà adorabile, il Cielo é velo che nasconde la nostra Divinità immensa, fermezza ed imutabilità e la molteplicità delle stelle, i molteplici effetti che possiede la nostra immensità, fermezza ed immutabilità.
Oh! se l'uomo sotto a quella azzurra volta potesse vedere la nostra Divinità svelata, senza i veli di quell'azzurro che ci copre e ci nasconde, dalla nostra Maestà resterebbe schiacciata la sua piccolezza e camminerebbe tremebonda sentendosi lo sguardo continuo d'un Dio puro, santo, forte e potente, ma siccome noi amiamo l'uomo ci veliamo prestandoci a ciò che l'occorre, ma di nascosto. Il Sole é velo che nasconde la nostra Maestà sfolgorante, anzi dobbiamo fare un miracolo per restringere la nostra luce increata per non incutergli spavento e velato fa questa luce da noi creata, ci avviciniamo, la baciamo la riscaldiamo, stendiamo questo velo di luce fin sotto i suoi passi a destra a sinistra, sotto del suo capo, giungiamo a riempirlo l'occhio di luce, chi sà la delicatezza della sua pupilla ci riconosce, ma che invano si prende il velo di luce che ci nasconde e noi rimaniamo il Dio a conosciuto in mezzo alle creature.
Qual dolore! Sicché il vento é velo che nasconde il nostro impero, l'aria é velo che nasconde la nostra vita continua che diamo alle creature, il mare é velo che nasconde la nostra purezza, i nostri refrigeri e freschezza divina, il suo mormorio nasconde il nostro amore continuo e quando vediamo che non ci ascolta, giungiamo a formare le onde altissime come a tumultare che ci riconoscono e che vogliamo essere amati, qualunque bene riceve l'uomo, c'é dentro velata la nostra vita che ce la porge. La nostra Divinità, che ama tanto l'uomo giunge a velarsi fin da terra per renderla ferma e stabile sotto i suoi passi per non farlo vacillare. Fin nell'uccello che canta, nei prati fioriti, nelle svariate dolcezze dei frutti le nostre gioie e farlo gustare le delizie innocenti del nostro Essere divino. E poi che dirti con quanti prodigi d'amore, siamo velati e nascosti nell'uomo? ci veliamo nel respiro, nel palpito, nel moto, nella memoria, intelletto e volontà ci veliamo nella sua pupilla, nella sua parola, nel suo amore ed oh. come ci duole il non essere riconosciuti, né amati, possiamo dire viviamo in lui, lo portiamo e ci facciamo portare da lui, ne potrebbe far nulla senza di noi, eppure viviamo insieme senza conoscerci, qual (( dolore )) se ci conoscesse la vita dell'uomo dovea essere il (( primo )) più grande prodigio del nostro amore ed onnipotenza, da dentro i suoi veli non dovevano fare altro che porgerli la nostra santità, il nostro amore, coprirlo colla nostra bellezza, farlo godere le nostre delizie, ma siccome non ci riconosce, ci tiene come il Dio lontano da lui, noi se non siamo riconosciuti non possiamo dare ai ciechi i nostri beni. ed é costretto a vivere sotto l'incubo delle sue miserie e passioni, povero uomo che non ci conosce, né nei veli che ci nascondono il Lui, né nei veli di tutte le cose create, non fà altro che sfuggire dalla nostra vita e dallo scopo con cui fu creata E molte volte non potendo sopportare la cua ingratitudine i beni che contengono i nostri veli si cambiano per lui in castigo.
Perciò riconosci in te stessa che non sei altro che un velo che nascondi il tuo Creatore affinché, ricevi e possiamo (( amministrarti )) in tutti gli atti tuoi la nostra Vita Divina, riconoscila nei veli di tutte le cose create affinché tutti ti aiutino a ricevere un tanto bene. Dopo ciò stava facendo il mio giro negli atti del Voler Divino quante sorprese in questo Volere si Santo e quello che più aspetta la creatura per tenerle a giorno delle sue opere, per farla conoscere quanto l'ama e per farne un dono di quello che fà, sente la smania di dare sempre senza mai cessare, e si contenta per ricambio il piccolo ti amo della creatura. Onde sono giunta al Concepimento della mia Mamma Regina, quante meraviglie ed il mio dolce Gesù riprendendo il suo dire mi ha detto: "Figlia mia benedetta oggi é la festa dell'Immacolato Concepimento, Essa é la festa più bella, più grande per noi e per il Cielo e la terra. Noi nell'atto di chiamare dal nulla questa Celeste Creatura operammo tali prodigi e meraviglie che Cieli e terra ne restarono riempiti, tutti chiamamao, nessuno fù messo da parte affinché tutti restassero rinati insieme con Essa.
Sicché fù la rinascita di tutti e di tutto Il nostro Essere Divino straripò tanto de noi, che mettemmo a sua disposizione nell'atto di concepire mari d'amore, di santità, di luce con cui poteva amare tutti, far santi tutti, e dar luce a tutti, la Celeste Piccina si sentì rinascere nel suo piccolo Cuore un popolo innumerevole, e la nostra Paterna bontà che fece? primo (( facimo )) dono a noi stessi, affinché Ce la godessimo e corteggiassimo ed Essa godesse e corteggiasse e noi, e poi (( facimo )) dono a ciuscuna creatura Oh! come ci amò, ed amò tutti con tale intensità e pienezza che non vi é punto che non fà sorgere il suo amore, la Creazione, tutta, il Sole, il vento, il mare, e pieno dell'amore di questa Santa creatura, perché anch'essa si senti rinascere con Essa a nuova gloria, molto più che ebbero la grande gloria di possedere la loro Regina, tanto che quando Essa ci prega per il bene del suo popolo, Essa con un'amore cui non é dato resistere ci dice: Maestà Adorabile, ricordatevi che mi donasti, già son vostra e son di loro, quindi con diritto dovete esaudirmi."